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Verso la canonizzazione

pubblicato 04 nov 2016, 22:24 da Pietro Rescigno   [ aggiornato in data 04 nov 2016, 22:32 ]

Nel 2011 Kevin Becker è caduto dal secondo piano di un’abitazione che condivideva con un paio di compagni di college, fratturandosi il cranio in cinque punti e danneggiando ogni lobo del suo cervello. Dopo un intervento d’emergenza è rimasto stabile ma senza reagire per nove giorni. I medici pensavano che non sarebbe sopravvissuto, e che se lo avesse fatto avrebbe riportato gravi deficit cognitivi.

Meno di tre settimane dopo l’incidente è stato accompagnato in sedia a rotelle alla porta dell’ospedale, si è alzato, si è messo la borsa sulla spalla e ha camminato fino alla macchina… lanciandosi una palla da football con il fratello.

Non è usuale.

Una settimana dopo il suo incidente, i medici parlavano di indurgli il coma come estremo tentativo. Qualche giorno dopo Kevin ha aperto gli occhi, e presto ha iniziato a parlare, a stare in piedi e a camminare normalmente.

Dopo aver lasciato l’ospedale, Kevin ha seguito una riabilitazione e ha scoperto di essere molto avanti rispetto agli altri pazienti, anche quelli in cura da sei mesi o un anno. L’11 ottobre ha eseguito una serie di test cognitivi e li ha completati in appena due ore anziché le sei abituali. Un mese dopo il medico gli ha chiesto come pensava di essere andato. Ha risposto, come dice che avrebbe fatto riguardo a qualsiasi test, “Penso che sia andato bene”. Il dottore gli ha detto che non era andato solo “bene” – era come se non avesse mai avuto alcun problema. Gli è stato permesso di tornare al college, dove si è laureato. Ora lavora concedendo prestiti a piccole imprese.

Ancora una volta, non è quello che accade di solito.

Ho avuto il piacere di sentir parlare Kevin Becker della sua esperienza il 29 ottobre in occasione di una celebrazione per gli 800 anni dell’Ordine Domenicano. Durante il suo coma, ricorda di essersi svegliato nella casa che condivideva con i suoi amici e di aver sentito qualcuno al piano di sopra. Era strano, visto che dice di essere sempre stato il primo ad alzarsi. È andato a vedere e nel soggiorno ha trovato un ragazzo che non conosceva.

“Chi sei?”

“Sono George, il tuo nuovo compagno di stanza”.

“Non può essere. Ne ho già due”.

“Non ci sono più”.

“Oh”.

Poi ha trascorso una lunga giornata con George. Kevin, grande appassionato di calcio e che odia stare in spazi chiusi, cercava di uscire di casa, ma George non glielo permetteva. Hanno discusso al riguardo, come se fossero fratelli, ma George è stato inflessibile, incoraggiandolo ad essere paziente. Kevin ricorda di aver trascorso il tempo studiando – il che, dice, avrebbe sorpreso chiunque lo conoscesse prima dell’incidente – e seduto sul divano con George a giocare a un videogioco di calcio chiamato “FIFA”.

E poi si è svegliato in ospedale.

In seguito, Kevin ha parlato del suo nuovo compagno di stanza a sua madre, definendolo un “buono spirito”. Dopo che glielo aveva descritto, la madre gli ha mostrato la fotografia di un ragazzo che Kevin ha subito riconosciuto come George. Era una foto del beato Pier Giorgio Frassati inviata alla madre da un cugino, che le aveva suggerito di pregare per la sua intercessione (Frassati, un laico domenicano, morì di poliomielite nel 1925 a 24 anni, dopo una vita caratterizzata dall’amore per la montagna, e i poveri di Torino lo conoscevano come carissimo amico e benefattore). La madre di Kevin lo ha fatto, mettendo la foto accanto al figlio, che si è svegliato il giorno dopo.

Si dice che un incontro con un santo può cambiare la vita, ed è quello che è successo a Kevin. Non solo è completamente guarito, ma dice di stare meglio di prima dell’incidente. A scuola era sempre stato quello che sedeva all’ultima fila e prestava poca attenzione ai compiti, ma da quando si è svegliato lo studio è diventato molto importante per lui, e i suoi voti sono notevolmente migliorati.

Il resoconto del caso di Kevin è stato inviato in Vaticano, e il suo recupero potrebbe essere il miracolo che porterà alla canonizzazione di Pier Giorgio Frassati. Kevin dice che non gli importa. Non sa perché Dio lo abbia guarito come ha fatto, ma è deciso a non sprecare quest’azione divina e continua a confidare nella presenza di George accanto a lui, sentendo a volte la sua voce sussurrargli all’orecchio.

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